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Quando il bambino ha paura

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Per parlare di paura del dentista nel bambino dobbiamo dividere i bambini fra coloro che entrano per la prima volta in un ambiente odontoiatrico e coloro i quali hanno già un vissuto in tal senso.

I primi generalmente hanno paura poiché temono ciò che non conoscono (paura dell’ignoto e  dell’incognito) ovvero  sono stati testimoni di  racconti negativi, di esperienze dei famigliari o di amici i quali “ingigantiscono” la loro esperienza così da enfatizzare l’eroicità della loro impresa.
A volta l’ansia viene altresì mutuata da esperienze negative vissute in altro ambito medico (pronto soccorso o altre esperienze ospedaliere). Il controllo e il superamento dell’ansia di questi piccoli pazienti è generalmente semplice e di successo a patto che vengano seguiti tutti i protocolli di inserimento lento e progressivo nell’ambiente con il supporto dei genitori.

Più difficile è il recupero del rapporto di fiducia e collaborazione nel bambino che proviene da una precedente esperienza dolorosa o semplicemente vissuta negativamente. In questi casi il livello di ansia è tanto maggiore quanto vissuto nei primi anni di vita e a volte sono richieste più sedute dimostrative al fine di rassicurare il bambino sulla bontà dell’intervento che lo attende.

Il bambino può esprimere la paura utilizzando diverse modalità:
1) espressione motoria non verbale: con atteggiamenti di fuga, di evasione o di attacco vero e proprio (anche attraverso la scelta di oggetti comunicativi: pistole, mostri ecc…);
2) espressione soggettiva non verbale: capricci, pianti, urla; 
3) espressione fisiologica:  sudorazione, tachicardia, palpitazioni fino alla lipotimia.


Diverso ma non meno frequente è il caso di bambini che inibiscono ogni forma espressiva dell’ansia nel tentativo di “controllare”  paure radicate e non superate. Anche questo atteggiamento, ove non riconosciuto, può essere alla base di un rapporto negativo con l’odontoiatra e con la cura della propria condizione di igiene e salute dentale.

La risoluzione di stati emotivi ansiosi è possibile solo attraverso l’intervento congiunto di paziente, genitore, operatore ed equipe odontoiatrica.

Il ruolo del genitore è riconosciuto come fondamentale per il successo delle terapia ed in particolare quello della madre per i bambini con meno di 6 anni.
I genitori devono essere consapevoli che spesso le ansie dei bambini sono mutuate dalle loro e che a qualsiasi età le informazioni sbagliate trasmesse dai genitori spaventano realmente il bambino e  impediscono un’efficace comunicazione operatore-bambino.


Generalmente, dopo l’appuntamento di prima visita, i genitori vengono invitati ad attendere il termine delle cure in sala d’attesa e solo nel caso in cui l’ansia venga riconosciuta da distacco dal genitore si ammette che questi assista alle cure.
In tal caso è bene stabilire preventivamente le norme comportamentali più efficaci al fine di non interferire nella comunicazione fra pedodontista e bambino. 
Occorre informare i genitori, istruirli sui metodi utilizzati e renderli consapevoli del modello educativo che essi rappresentano per i loro figli.
L’equipe odontoiatrica dello studio pedodontico ha il compito, insostituibile, di guidare il bambino passo dopo passo verso l’accettazione con atteggiamento positivo delle cure. Questo avviene grazie all’impostazione di una comunicazione adeguata che passa attraverso un atteggiamento gentile, aperto e disponibile, il controllo della voce, l’impiego di un linguaggio appropriato e comprensibile e il contatto non verbale.

 

A cura della Dott.ssa Mariarosa Armandi